Il mito di Bellini lo consacra come il compositore delle più belle melodie. Tuttavia, la sua musica viene spesso ridotta a una successione di «bellissimi momenti», dimenticando che Bellini era anzitutto un uomo di teatro, capace di far vibrare il pubblico attraverso la varietà delle situazioni musicali.
Questa produzione dell’Opera di Parigi ha il grande merito di restituire pienamente la teatralità della sua musica.
La regia di Laurent Pelly, ancor più raffinata nella ripresa di Christian Räth, armonizza i movimenti scenici con straordinaria naturalezza, permettendo ai cantanti di esprimersi con maggiore libertà e disinvoltura. Pelly non impone una visione personale, ma si mette al servizio dell’opera, del libretto e della musica. I gesti del coro seguono con precisione la partitura, sublimando le parole e intensificando l’emozione, come nella vibrante stretta in cui Giorgio e Riccardo avanzano dal fondo scena, spogliandosi delle vesti.
Elvira incarna una follia dolce, esattamente come richiesta dalla musica, mentre la scenografia di Chantal Thomas – un castello di carte che allude alla precarietà della mente umana – crea immagini di grande impatto visivo, valorizzate dalle raffinate luci di Joël Adam.
Alla direzione musicale, Corrado Rovaris opta per tempi vivaci, senza mai perdere il controllo. Fin dall’inizio si percepisce che l’azione avrà il sopravvento sulla sospensione. Solo l’ingresso di Arturo nel primo atto porta una tregua, mentre il duetto fra Giorgio ed Elvira avrebbe forse meritato una maggiore distensione. L’emozione patetica, però, è sempre presente, soprattutto nella follia di Elvira alla fine del primo atto e nei momenti più intensi del secondo e terzo.
L’orchestra dell’Opera di Parigi conferma il suo livello d’eccellenza, con splendidi assoli di corno e tromba e una delicatissima collaborazione dell’arpa. Il coro si distingue per potenza, musicalità e dizione chiara, un’impresa notevole per settanta voci.
Tra i ruoli secondari spiccano le voci di Manase Latu (Bruno) e Vartan Gabriellan (Gualtiero). Maria Warenberg offre un’Enrichetta di Francia sicura e promettente, cui auguriamo una brillante carriera.
Andrii Kymach (Riccardo) sfoggia una voce imponente, sebbene a tratti un po’ forzata. Roberto Tagliavini, con la sua nobile voce di basso cantabile, si adatta perfettamente al ruolo di Sir Giorgio.
Lawrence Brownlee affronta con maestria la difficile parte di Arturo, rinunciando al fa sovracuto di «Credeasi misera», ma offrendo una linea di canto impeccabile, con legato e stile ineccepibili.
Lisette Oropesa incarna Elvira con eleganza, grazie a una linea di canto raffinata e a un vibrato all’antica. Gli acuti non sono sempre perfetti, ma il coraggio e l’intensità dell’interpretazione conquistano il pubblico.
In conclusione, pur senza raggiungere la perfezione, questa recita si distingue per la vibrante teatralità, grazie a interpreti coinvolgenti, una regia intelligente e una direzione orchestrale incisiva e sensibile, restituendo a Bellini tutta la sua carica drammatica.